21 11 17 «Paradigma» esposizione artistica di Carla Sanguineti

21 novembre 2017 – ore 17.30

INAUGURAZIONE della mostra artistica PARADIGMA di Carla Sanguineti

L’esposizione, inserita nella rassegna “L’indifferenza dei buoni – Oltre la violenza” , continuerà fino al 29 novembre.

 

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La Casa delle Artiste dedicata ad Alda Merini, in occasione della Giornata Internazionale della lotta contro la violenza sulle donne, presenta Paradigma, serie di opere di Carla Sanguineti dedicate alla realtà storica della donna in relazione alla violenza e alla guerra. Sono esposti alcuni specchi, già noti al mondo dell’arte,  in  cui, attraverso l’immagine che traspare e che si sovrappone alla nostra, vengono coniugati l’intreccio vitale del dolore con la  tenerezza e della perdita con la ricomposizione, da sempre propri delle donne; e opere create appositamente per questo spazio, una installazione visivo-sonora sulla distruzione bellica in atto nel mondo, e una coniugazione del paradigma  del verbo ESSERE che guarda al futuro, nella speranza che il movimento delle donne continui nella sua lotta fino a prevalere su una realtà da sempre e sempre più inaccettabile.

 

A cura di Paola Zan

Testo critico di Giorgio Zanchetti

Installazione sonora a cura di Clemens Haas e Ferruccio Villetti

 

Orari di visita:

martedì 10-13

mercoledì 10-13   20-23

da giovedì a domenica 17-20

 

Per informazioni e materiali:

Paola Zan                 393 3129149

Carla Sanguineti       347 0974505

Casa delle Artiste  02 83969921

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Carla Sanguineti

 

L’arte è stato il fulcro degli interessi (insieme al movimento delle donne e alla lotta contro la guerra) di Carla Sanguineti, che ha organizzato eventi e mostre, convegni e laboratori e ha svolto in prima persona un’attività artistica che l’ha portata in giro per il mondo. Sculture in acciaio, installazioni, specchi e foto sono l’alfabeto del suo linguaggio che si serve anche della parola come segno che nasce dall’immagine e cerca di spiegarla. E’ stata invitata nel 2006 al Festival della Scienza di Genova con una Personale dedicata alle Stelle e nel 2007 con una conferenza-performance su Erasmus Darwin che ha ripetuto nel 2009 nelle Celebrazioni darwiniane a Milano nella Rotonda della Besana.

Sue opere sono nel Museo Gandhi di Madurai, nel Museo di Villa Croce a Genova e al CAMEC della Spezia, in collezioni pubbliche e private e nella Fondazione Garrone a Genova. Nel 2013 è stata tra le protagoniste della mostra itinerante “Donne che parlano di donne” alla Palazzina delle Arti della Spezia e al Castello di Lerici e è stata invitata al festival Vezalebt in onore di Veza Canetti a Vienna.

website http://www.carlasanguineti.it/ 

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Nel corso della storia delle storie comuni, si rompono e si riannodano mille volte i fili della sorellanza. Le donne sono capaci di intrecciare relazioni fatte di comprensione, solidarietà, sostegno, volte al benessere condiviso. Tutto questo in antitesi agli atti brutali degli uomini sulle donne che continuano a compiersi anche molto vicino a noi. I maschi predatori sono convinti di poterle zittire e neutralizzare, mettendo in atto comportamenti intimidatori se non esplicitamente aggressivi. Di rado è l’impulso sessuale tout court a guidarli. Piuttosto, è il senso del possesso frustrato, la volontà di umiliare le donne che chiedono ragioni e spiegazioni, senza mettere in campo la forza fisica. La consapevolezza delle donne, del proprio ruolo, è cruciale nella rivoluzione antropologica che andiamo faticosamente cercando. Ma i mutamenti sociali necessitano di coesione. Si realizzano solo se l’onda silenziosa composta di soggetti remissivi si potenzia e s’alza, travolge, frantuma e demolisce il sistema preesistente distorto. Se da un lato l’emancipazione e l’indipendenza delle donne sono conquiste reali e beneficiano del supporto da parte di una componente maschile illuminata in grado di dialogare e riconoscere la parità, si deve considerare e ammettere l’esiguità del fenomeno rispetto alla preponderanza e alla prepotenza degli atteggiamenti restrittivi e oscurantisti e delle libertà negate, nel mondo intero. Le atrocità devono finalmente essere archiviate e a questo lungo capitolo di violenze deve essere messo un punto fermo. La storia va dunque riletta per capire i meccanismi della violenza. La prevenzione è la chiave di volta di un edificio sociale più sano ed equilibrato. L’obiettivo di transizione è combattere efficacemente l’indifferenza che, insieme all’impunità, ne rallenta paurosamente la costruzione. L’azione artistica può agevolare tale processo promuovendo, attraverso modalità inedite, la rielaborazione, la comprensione e la diffusione delle idee che si fanno strumento di autoconsapevolezza, per tutti. 

Ecco che, tra i soggetti femminili rappresentati, nel quadro ampio e variegato di violenze agite o subite, le bambine che affiorano dagli specchi di Carla Sanguineti, sorridono con grazia. Appartengono a un mondo borghese, dove l’educazione impone contenimento. Non urlano, eppure chiedono attenzione. Il loro futuro dipende da chi ne udirà e ascolterà la voce. Sommessa, lontana, ma vera. 
Dopo la mostra di maggio, allestita negli sale di Executive in via Vincenzo Monti, il corpus delle opere dell’amica artista genovese, legatissima a Milano, integrato e arricchito di pezzi storici tra cui il Teatrino allestito con elementi scenografici che rimandano alla Guerra del 1940, con una nuova installazione sonora costituita da una porta divelta tra le macerie, visione lancinante come il dolore che evoca, trova ora spazio alla Casa delle Artiste di via Magolfa 32, toccando i punti nevralgici della vita milanese. E’ un percorso logico e inevitabile, come una testimonianza, una denuncia. Che la Casa, luogo di dibattito e confronto vivo, accoglie dal 21 al 29 novembre 2017. 
Gli specchi di Carla Sanguineti incidono e penetrano, fanno parlare e riflettere sulle delicate tematiche che sottintendono, sottili e difficili come la violenza sulle donne, che in questi giorni di novembre è ricordata, con la sua soverchiante complessità, nei termini di un problema globale urgente ancora da risolvere. 

Paola Zan
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