1 2 2020 CREATURE – Compagnia degli EquiVoci [teatro]

sabato 1 febbraio 2020 – ore 18.30

CREATURE

Compagnia degli EquiVoci di Parma

ATTORI

Flavio Amendola, Michela Betti, Patrizia Casella, Federica Losa, Serena Manzi, Elvira Pallone, Damiano Vaglio.

Contributo all’ingresso € 10,00 con calice augurale – prenotazioni obbligatorie a info@lacasadelleartiste.it

A quarant’anni dall’approvazione della legge Basaglia e per il cinquantesimo anniversario dell’occupazione del Manicomio di Colorno (*), Creature vuole raccontare una storia di resilienza dell’attesa del momento opportuno. Ce la faranno le nostre creature? Non è facile, dipende da cosa hanno subito, da quanto tempo subiscono, dal peso del macigno. Ma alla fine se ti ribelli, se ti arrabbi, nulla cambia, allora tanto vale aspettare, cogliere l’attimo che prima o poi arriverà.

Il filo conduttore dello spettacolo riguarda il tema della follia, presunta o reale, dei personaggi. Ognuno con la propria storia di sofferenza si ritrovano confinati in una realtà sospesa, quella del manicomio, dove le loro vite vengono sedate e le loro essenze annullate sotto l’etichetta della malattia mentale. Ma nelle fondamenta delle loro esistenze i nostri personaggi sono anime vive, con una sensibilità profonda, acuita dal loro stato. Follia come energia liberatoria, pazzia come rinascita… Sono definiti “stravaganti”, cioè che escono dai limiti, che li superano, e per questo vengono contenuti, bloccati, annullati. Le mura del manicomio contengono e imprigionano, forse per sempre, i nostri personaggi in una continua contrapposizione, sospesa nel tempo, tra dentro/fuori, malati/sani, costrizione/volontà, prigione/casa. Cosa succede quando le porte del manicomio vengono aperte e possono finalmente tornare a casa?

(*)

Legati ai letti, con le camicie di forza oppure con l’elettroshock: così si «curavano» i malati nei manicomi. Questi erano gli strumenti a disposizione; anche a 15 chilometri da Parma. L’ospedale psichiatrico di Colorno ne ha viste tante. Come è stato testimoniato tra i divani e i cuscini del Materia Off, durante il secondo incontro del ciclo «Fuochi in città. Parma nel lungo Sessantotto». Ilaria La Fata, del Centro studi movimenti, ha ricordato perché quei «matti da slegare», titolo del celebre film di Marco Bellocchio, hanno fatto la storia. Nata nel 1873, la struttura psichiatrica, nell’arco di un secolo si trasforma radicalmente.

«Nel 1965 Mario Tommasini, neo assessore provinciale ai Trasporti e alla Sanità – spiega la studiosa – visitò la struttura e restò sconvolto dalle condizioni di vita inumane».

C’erano quasi un migliaio di pazienti, ma solo 4 psichiatri e 40 infermieri. La gestione era difficile; per questo, nell’aprile del ’68 gli infermieri scesero per le vie di Parma a manifestare per diffondere quella «triste» realtà.

«Tommasini in quegli anni incontrò Franco Basaglia – continua la relatrice – che nell’ospedale psichiatrico di Gorizia aveva avviato un processo di “apertura”».  Aveva abolito le grate, i cancelli, aperto i reparti, eliminato le camicie di forza e l’elettroshock.

Tommasini voleva lo stesso per Colorno.  La battaglia dell’assessore trova l’appoggio del movimento studentesco della facoltà di Medicina di Parma. Il 2 febbraio 1969, un centinaio di studenti occupano il manicomio di Colorno. È il primo caso in Italia. L’occupazione durerà 35 giorni. Gli studenti si confrontarono con il personale del manicomio, non tutti erano favorevoli a questa vera e propria «rivoluzione».  «Il 6 marzo si conclude l’occupazione e sulla scia di un graduale cambiamento, nel 1970 Basaglia diventa direttore della struttura di Colorno», spiega Ilaria La Fata.

Iniziano così le assemblee aperte tra degenti e personale, si aprono gli spazi. Basaglia applica le teorie della «Comunità terapeutica».  Abbandona l’incarico per motivi mai davvero realmente chiariti. La direzione passa a Ferruccio Giacanelli che porta avanti l’opera di deistituzionalizzazione. Nel 1975 vengono abbattute alcune delle mura di recinzione.

«I pazienti venivano portati a lavorare nei laboratori protetti o sistemati in piccole case – conclude la studiosa -; l’arrivo della legge 180/78 (impropriamente definita Basaglia) sancì la chiusura dei manicomi».

Alla fine degli anni Novanta, l’ospedale psichiatrico di Colorno, chiuse definitivamente.

Il terzo incontro, dal titolo «I nuovi operai», di Marco Adorni, si terrà il 23, alle 21.15, sempre al Materia Off.

[Roberta Vinci su La Gazzetta di Parma]


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